| Maria Laura Cruciani |
|
|
|
|
Ho sempre pensato che un giornalista debba avere due qualità imprescindibili: l'essere curioso ed egocentrico. Senza curiosità non riuscirebbe a raccontare le storie degli altri senza correre il rischio di risultare banale; senza un po' di egocentrismo non potrebbe essere in prima linea e metterci la faccia. Sarebbe un enorme errore di valutazione da parte mia ammettere che sono giornalista, io “ci provo”, albo a parte; e non per fuggire dal ritratto del giornalista modello che, declinato al femminile, potrebbe suonare più o meno come “donna pettegola e fanatica”, ma perchè niente è un punto di arrivo. Una continua partenza, come una corsa a tappe in cui ogni volta si è costretti a ricominciare, ma non c'è una separazione netta. Nel parlare di sé stessi si corre sempre il rischio di eccedere nelle valutazioni. Io, nella vita, inseguo sogni. Mi sono affacciata nel mondo del lavoro con la maturità ancora da mettere nel cassetto. Ho avuto l'opportunità e mi sono buttata, da zero, senza alcun background, e senza sapere nemmeno, inviata su un campo di calcio, cosa fosse un fuorigioco. I commenti che fece mio padre, in quell'occasione, sono stati la scuola migliore. Se devo dire un “grazie”, lo devo indubbiamente a lui, avaro di complimenti, ma prodigo di consigli, di vita. Lo stesso feci quando mi proposero una sostituzione alla conduzione di un programma di calcio, quando mi buttarono davanti alle telecamere e mi dissero che avrei condotto io, e quasi ogni volta mi sia stata proposta una collaborazione allettante. Da allora sono passati quasi sette anni ed i sogni li ho sempre accarezzati. Qualcuno ne ho perso lungo la strada, ma altri li ho raccolti lungo la via scoprendo cosa fosse il sacrificio e quanto pagasse, poi. Qualcosa, e qualcuno sono stati fuochi di paglia, illusioni effimere e transitorie su cui mi sono scottata, ma fortunatamente mai così gravemente da lasciare che qualcosa mi inducesse a desistere. Guardando alle spalle la mia vita è come se sia stata una carta geografica solcata da migrazioni, correnti, e speranze a cui ho concesso l'onore e la grazia del presente. La mia più grande paura sono i rimpianti di cose non dette, non fatte e di strade intentate. Amo le parole, perchè spesso sono l'unico modo per trasmettere sentimenti e sono curiosa del mondo e della gente perchè ho imparato che spesso l'uomo è condizionato dal contesto e dalle apparenze. Mi piace arrivare fino in fondo nelle cose, come nelle persone, non lasciare nulla di galleggiante in superficie, a volte, alla fine, è bello restare lì, con il fiato sospeso, a godere la magia della sostanza.
|




