Prestiti INPDAP senza busta paga

sveglia denaro uomoSembra una contraddizione in termini, ma oggi è possibile per chiunque richiedere un prestito INPDAP senza busta paga, a patto dia vere un congiunto, ad esempio un genitore, che sia pensionato o dipendente pubblico. Per capire meglio come funziona la cosa vediamo come funzionano i prestiti erogati dall’INPDAP.

Gli ex prestiti INPDAP

Fino al 2012 l’INPDAP si occupava degli stipendi e del trattamento pensionistico dei lavoratori in ambito pubblico. Oggi la gestione è passata totalmente nelle mani dell’INPS, che ha però mantenuto alcuni dei privilegi dei lavoratori pubblici. Tra i quali si evidenziano i diversi tipi di finanziamento e muto disponibile. Ogni dipendente o pensionato pubblico può richiedere, dopo almeno 6 mesi o due anni di servizio, un finanziamento a tasso agevolato. Se la cifra è da utilizzare senza alcuna finalità specifica, allora l’ammontare massimo è pari a 8 mensilità medie nette; se invece il prestito servirà per acquistare un bene, allora la cifra massima sale ampiamente, fermo restando che il periodo massimo per la restituzione è di 120 mensilità e che la rata massima richiedibile è pari a un quinto dello stipendio mensile medio netto.

Prestiti senza busta paga

Oggi ottenere un prestito senza busta paga è assai difficile; per avere maggiori chances è necessario poter dimostrare dia vere un qualche tipo di reddito. Oppure ci si può rivolgere all’INPS, utilizzando un congiunto pensionato o dipendete pubblico come garante. I mutui ex INPDAP infatti possono essere richiesti dal lavoratore o pensionato pubblico anche nel caso in cui sia coinvolto nella compravendita di un’abitazione che servirà come prima casa per un figlio, o un parente prossimo, ad esempio un fratello. In pratica un giovane privo di busta paga, senza documentazione che dimostri che percepisce un certo reddito, può richiedere un prestito ex INPDAP a nome del parente stretto.

Il piccolo prestito

Il piccolo prestito INPDAP è uno dei più diffusi finanziamenti richiesti dai lavoratori pubblici; si tratta di una cifra bassa, che va da almeno una mensilità, fino a un massimo di otto mensilità medie nette. La restituzione dovrà avvenire in un minimo di 12 rate, fino ad un massimo di 48 rate, quindi 4 anni di pagamento. Se un dipendente pubblico ha un lavoro con contratto a tempo determinato può richiedere il finanziamento, ma dovrà terminare la restituzione delle rate prima della scadenza del contratto di lavoro. Nel caso in cui il debitore fosse licenziato, allora l’INPS potrà trattenere il TFR per una cifra pari a quanto ancora dovuto.

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